“Turismo di guerra”: a Malta e in Sicilia sulle tracce dell’Operazione Husky

L’Operazione Husky, ossia lo sbarco egli Alleati in Sicilia nel luglio del 1943, fu un evento di portata storica che cambiò le sorti della Seconda guerra mondiale. L’isola divenne lo spazio geografico per puntare all’attacco della «fortezza Europa», che Hitler pensava di avere reso inespugnabile. La decisione di effettuare uno sbarco per rientrare sul suolo europeo era stata presa da Roosevelt e da Churchill (rispettivamente presidente degli Stati Uniti e primo ministro del Regno Unito) durante la conferenza di Casablanca, tenuta nel gennaio 1943; fu stabilito che l’azione si sarebbe svolta nella prima decade di luglio con l’ultimo quarto di luna, in condizioni di ottimali di visibilità per “l’effetto sorpresa”.
La notte tra il 9 e 10 luglio 1943 prese finalmente corpo il disegno strategico di conquistare la Sicilia. La luna era nascente e le condizioni del mare pessime. Lungo buona parte la costa siciliana, grosso modo tra Licata e Siracusa, sbarcarono imponenti forze navali – britanniche, americane e canadesi -, salpate in massima parte dalle spiagge tunisine. Aviosbarchi e aviolanci di paracadutisti furono inclusi dagli Alleati nella grande operazione aeronavale, che fu avviata anche con il supporto di unità olandesi, francesi, sudafricane, australiane e neozelandesi.
Le prime operazioni di invasione si svolsero rapidamente e senza difficoltà, ma le città furono strappate a fatica al controllo delle forze italo–tedesche presenti in Sicilia. Gli scontri militari comportarono un consistente dispiegamento di mezzi e di uomini (i luoghi degli attacchi oggi sono segnalati dalla presenza di cimiteri militari e cippi commemorativi). Particolarmente lunga e cruenta fu la battaglia per la conquista del Ponte di Primosole, sul fiume Simeto. La resistenza delle forze dell’Asse fu piegata. Gli Inglesi ebbero la via aperta per entrare a Catania, che fu occupata il 5 agosto. Messina cadde 17 dello stesso mese. Occorsero trentotto giorni di combattimenti, con perdite ingenti da ambo le parti, per occupare (o per liberare, secondo i punti di vista) la Sicilia.
Lo sbarco degli Alleati alimentò negli italiani il desiderio di mettere fine alle ostilità (l’Italia era entrata in guerra il 10 giugno 1940). Scene di giubilo accompagnarono l’arrivo delle truppe straniere. Man mano che queste avanzavano, crebbe l’impopolarità del duce e della Germania. Benito Mussolini fu sfiduciato e il regime fascista cadde il 25 luglio del 1925. I voltagabbana e i ravveduti salirono sul carro del vincitore. Domenico Russo, un anziano bibliotecario di Noto, in un diario registrò con sarcasmo: “Quanti si facevano notare come fascisti ferventi, hanno subito cambiato casacca e con vergognosa viltà si fanno in quattro per strombazzare che sono stati sempre nell’animo contrari al fascismo e al suo capo. Oh, viltà umana” (Corrado Stajano, “Patrie smarrite”, 2018). Nel settembre 1943 l’Armistizio di Cassibile (che ebbe poi complesse ricadute sul ruolo dell’Italia nello scenario politico internazionale) mise fine alla guerra. In Sicilia cessarono i bombardamenti, che avevano provocato migliaia di vittime civili e la distruzione morale.
Questo cruciale passaggio storico è ben documentato dal “Museo storico dello sbarco in Sicilia- 1943”, inaugurato alle Ciminiere nel 2002 dalla Provincia regionale (ora Città Metropolitana di Catania). Filmati e foto, ricostruzioni multimediali, migliaia di oggetti dell’epoca, descrivono come era la Sicilia nei mesi precedenti e successivi al piano di invasione -chiamato col nome in codice di Operazione Husky – che fu la più imponente offensiva sferrata con mezzi anfibi dagli Alleati nella Seconda guerra mondiale.
Malta ne fu la base logistica: qui vi era una base aerea della campagna militare, qui furono pianificate le operazioni offensive lanciate dagli Alleati nel Mediterraneo. A Valletta aveva sede il Quartier generale di guerra britannico. Generali ed ammiragli si riunivano in gran segreto in un luogo sotterraneo, scalpellato nella roccia, costituito da una rete di gallerie e camere, poste alla profondità di 120 metri sotto i giardini Upper Barrakka. Essendo situato così in profondità, l’intero complesso ultra-segreto era ventilato meccanicamente (con un apparato ancora oggi funzionante). Il massiccio scavo sotterraneo conteneva anche porte blindate e sistemi di difesa antigas.
Queste inaccessibili “Stanze di Guerra” (oggi visitabili) custodivano una sala operativa per ognuna delle tre Forze armate. La stanza di controllo per gli aerei della RAF (Forza Aerea Reale) era il luogo in cui coordinare la difesa aerea di Malta contro le forze combinate dell’Asse. Nella fondamentale “Stanza Filtro” veniva incanalato tutto il traffico radar, mentre in uno spazio attiguo era organizzata l’artiglieria antiaerea. Nel salone più grande si riunivano i vertici militari per prendere le decisioni congiunte, diramate poi con trasmissioni crittografate. Le “Stanze dei Codici” (nascoste ai più per via della loro segretezza) contenevano i congegni per i messaggi criptati: qui venivano inviate e ricevute tutte le comunicazioni riservate da e per Malta.
Il Quartier generale di guerra britannico rimase segreto e inaccessibile anche quando terminò il conflitto. Durante la Guerra Fredda quel complesso reticolo sotterraneo venne utilizzato dal personale militare NATO fino al 1977, solo due anni prima della chiusura della base Britannica nel 1979. Ristrutturato, è stato aperto al pubblico con il nome di Lascaris War Rooms (Stanze di Guerra Lascaris) e- per gli elementi eroici e pericolosi che piacciono ai visitatori di ogni età- costituisce la seconda attrazione a Malta (fonte: TripAdvisor).
Luoghi come Lascaris War Rooms, a Valletta, e il Museo storico dello sbarco in Sicilia -1943, a Catania, soddisfano il cosiddetto “turismo di guerra”, un comparto che altrove muove un grande volume di affari. Il Memoriale di Caen sul D-Day (lo sbarco in Normandia), visitato da centinaia di migliaia di persone ogni anno, parla chiaro con il suo successo. Il gioco alla guerra piace. L’aggressività, che è insita nell’animo umano, si sfoga con le esperienze ludiche (videogiochi, simulazioni di guerra, gare di softair), con il collezionismo (dei soldatini, modellini e diorami) e con l’intrattenimento (musei militari ad alta tensione emotiva, itinerari multi esperienziali nei luoghi delle battaglie).
La Sicilia deve puntare sull’ Operazione Husky per adeguarsi alle richieste del “turismo di guerra”, così come oggi viene inteso, cioè svincolato da una logica esclusivamente commemorativa. Aderendo a questa nuova prospettiva occorre progettare – con Malta – un piano congiunto, per incrementare, con appositi tour, i complessi espositivi già esistenti sulle due isole. Gli operatori economici privati e le autorità pubbliche non avranno che da guadagnarci.

guestauthor Autore
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