Rovine – Una sinfonia letteraria di Luca Signorini

Non sono musicista, ma amante della musica. Sono poeta, filologa e traduttrice letteraria. Non sono napoletana, e di nascita nemmeno italiana. Luca Signorini, romano, è violoncellista, compositore e scrittore. Un violoncellista di prestigio internazionale e uno scrittore che mi affascina. Ma Luca è anche un mio amico e ciò che nel complesso me lo rende particolarmente caro è il suo modo di essere, che si riflette in tutto ciò che fa, in tutta la sua variegata creatività.

Quando l’ho conosciuto “fu una splendida giornata”, un momento storico magico a Napoli, che lui ha descritto in un suo articolo di alta umanità, intriso di reminiscenze di storia della musica, dell’arte in genere, e dei luoghi che le abbracciano. È dedicato questo articolo al fisarmonicista di strada, il romeno Petru Birladeanu, ucciso nel quartiere napoletano di Montesanto da un raid camorristico e commemorato con il Premio Napoli in una gita sul treno metropolitano della Cumana, linea Montesanto-Torregaveta, con tanto di registi e intellettuali di ogni genere, musicisti di strada macedoni e rumeni, tra cui lo stesso Luca Signorini con il suo violoncello del Settecento. “Ancora una volta, dal marciume di fatti inqualificabili, fiorì la profumata pianta della solidarietà della quale Napoli è capace più di ogni altro luogo, forse perché ha sofferto più di altri luoghi.” Fu pubblicato questo ricordo di Signorini su Il Corriere del Mezzogiorno il 26 maggio 2016, e ripubblicato ora in Rovine, nella IV sezione Napoli e altri pensieri. Un libro che, per la sua struttura, svela subito una ben riuscita seppur inusuale composizione letteraria. L’articolo si intitola Montesanto, la Stazione dedicata a Petru. Ma abbiamo in questa sezione di Rovine anche altri bellissimi articoli, mai sempre solo monotematici, come quelli su Beethoven modernità e schiavitù, su Prometeo, su Duke,  su Armando Trovajoli, su Rigoletto, o su temi di letteratura, su Etna e Vesuvio sposi felici, sui luoghi di Napoli, la città che ama “senza sapere spiegarne il perché”, e con pensieri meravigliosi come questo: “ciò che rende prometeici, che dà alla vita un significato più profondo, è la ricerca, con tutti i sacrifici che comporta. Il fuoco di Prometeo è proprio ciò che, per qualche forza oscura non identificabile con certezza, dà la spinta per portare a termine il nostro lavoro e concretizzare il nostro ideale. Che si concretizzi o meno. Come le rivoluzioni fallite.”. Ben quattro di questi articoli ripubblicati nell’ultimissimo Rovine sono stati precedentemente pubblicati su MetroCT, giornale online di Catania, per mio tramite e con grande entusiasmo di Luca. Dico ‘entusiasmo’ perché Luca, persona vera come lo sono poche, sa entusiasmarsi con sincera empatia per un valore quale è quello della condivisione. La sua grande cultura, sposata alla semplicità e modestia di uomo e di artista, sono un bene prezioso anche per il suo impegno civile, che da sempre porta avanti con elevata coscienza per il beneficio del mondo della musica, della letteratura e della cultura in genere.

Così è anche nel primo libro, la sua straordinaria autobiografia Per violoncello solo (Aracne editrice 2008), di cui bene ha scritto il prefatore, il musicologo Stefano Valanzuolo, affermando che “non tratta semplicemente di musica, ma è concepito effettivamente come fosse una partitura”. Un’autobiografia come poche, oso dire, nella storia della letteratura mondiale. Un testo che ogni docente di musica e ogni allievo di musica dovrebbe leggere, e non solo, che ogni amante della vita, vita vera, fatta di sacrificio, dolore e gioia nel raggiungimento onesto della propria professione, e che si abbevera alle proprie sorgenti, con amore e con etica mai svenduta, dovrebbe leggere. Un Io che si racconta fresco e franco come pochi sanno fare, ma che spesso attinge anche alle altre voci da lui interiorizzate, tra le più significative e intriganti della storia dell’umanità: Beethoven, Clara Schumann, Hermann Hesse, Baudelaire, Matthias Claudius, Chuang Tzu, Vieri Tosatti, Giorgio Caproni, Eugenio Montale, Giacomo Manzù, Mahatma Gandhi, Giacomo Leopardi, Apocalisse, Gustav Mahler, Franz Schubert, Bach, Ungaretti, Kokoska, Nina Cassian, Paul Celan e tanti altri spiriti sublimi. Una vera e propria ‘festa enciclopedica’, offerta al lettore attraverso un racconto di sé e del proprio mondo interiore: un discursus che appaga ogni animo, colto e nobile, ma anche quello della gioventù ingenua e vergine, di cui il Maestro Signorini invita a salvaguardare la purezza e la creatività originaria. Una narrazione dallo stile e dal fraseggio di vivaci e profonde vibrazioni tonali.

Ed eccoci all’ultimo libro di Signorini, fresco di stampe, Rovine (Alessandro Polidoro Editore 2017). Un contributo interessante e intrigante al mondo della letteratura, ma anche a quel mondo tra ‘due mondi’ che interpreta con parola ciò che la musica non saprebbe esprimere. Una sinfonia letteraria, Rovine, in quattro movimenti (parti), la cui suggestiva orchestrazione narrativa poggia sulle raffinate e colte immagini letterarie sviluppate con ritmo, tempo e tocco di parole ‘alle corde’, sonanti e risonanti. Un’altra ‘festa’ per il lettore, diversa dal romanzo autobiografico Per violoncello solo, ma pur sempre ‘festa’, un incontro felice tra l’autore e il lettore.

Le quattro parti di Rovine, cominciano con Pensieri alle corde (I parte), il suo dialogo con la vecchia signora Napoli, un dialogo di originalissima ispirazione, un interloquire e interfacciarsi con tutto un macrocosmo vitale di storia, di usi e costumi della città di sua adozione, come in un rapporto di intima amicizia, che sa di amore, quello vero e quello sincero, di supporto e di ascolto reciproco. Un dialogo immaginario metafisico, avvincente e straordinariamente musicale e musicologico, esemplarmente letterario. Un dialogo con la Napoli che gioca a carte e ogni tanto interrompe la partita per parlare con Luca di John Coltrane, il famoso jazzista, e di tanti altri personaggi del passato e del presente. Mi viene spontanea l’associazione alla partita a scacchi tra la Morte e il Cavaliere de Il Settimo sigillo di Bergman, ma è un archetipo ben diverso da quello che ci propone Signorini con la sua Signora Napoli, sgarrupata e vivace, gioiosa e gioviale, comunicativa e sensibile, storica e accogliente, materna e amica, tollerante e accondiscendente, la prescelta, la gentile e la clemente, tanto da poter concludere: “O Napoli mi ha dato tutto ciò di cui avevo bisogno, oppure ha saggiamente circoscritto i miei desideri e le mie curiosità.” Perché Napoli, dice Luca della sua interlocutrice reale e metafisica, è donna. “Perché tu sei donna, vero? io ti penso come donna. Accogli, proteggi, consoli, tolleri, pazienti, sorridi… tutto molto femminile. Difficile non innamorarsi di te.”

A questo bellissimo dialogo segue la seconda parte, quella centrale, dal titolo Rovine, un racconto lungo strutturato in quattro movimenti (parti), sul destino di Maria, una giovanissima e talentuosa allieva napoletana di violoncello. E infine la terza parte intitolata Napoli e altri pensieri in cui vengono ripubblicati gli articoli usciti singolarmente nel corso di due anni su quotidiani come Il Corriere del Mezzogiorno e MetroCT tra il 2009 e il 2017.

Un libro davvero speciale. Un libro di umanità, sapienza e speranza, pensato e scritto da chi riconosce “il guscio napoletano” come suo, e i cui “pensieri alle corde” fanno vibrare l’animo del lettore con cromatismo saliscendente di un jazzista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe anche interessare...