Ritorno all’Amarina”, romanzo della memoria ritrovata

Ritorno all’Amarina”, romanzo della memoria ritrovata
Venerdì 7 dicembre nell’aula Magna Santo Mazzarino del Monastero dei Benedettini Marina Paino, Francesco Priolo, Lina Scalisi, Vincenzo Tromba, e Rosario Castelli parleranno del volume di Giuseppe Lazzaro Danzuso in un incontro, coordinato da Dora Marchese. Un libro per ricucire lo strappo tra baby boomers e millennials

Venerdì 7 dicembre dalle 17,30 nell’aula Magna Santo Mazzarino del Monastero dei Benedettini sarà presentato il libro di Giuseppe Lazzaro Danzuso “Ritorno all’Amarina”, nel corso di un incontro organizzato da Dipartimento di Scienze Umanistiche e Scuola Superiore dell’Università di Catania, Accademia di Belle Arti e Fausto Lupetti editore .
Dopo i saluti di Marina Paino, direttore del Disum, e Francesco Priolo, presidente della Scuola Superiore, parleranno del libro Lina Scalisi, ordinario di Storia moderna del Disum e coordinatore di Scienze Umanistiche e Sociali della Scuola Superiore, Vincenzo Tromba, direttore dell’Accademia, e Rosario Castelli, associato di Letteratura italiana del Disum.
Nel corso dell’incontro, coordinato da Dora Marchese e alla presenza dell’autore, saranno proiettati degli audiovisivi realizzati con filmati in super otto girati dal padre dell’autore, ritratto sulla copertina del volume.
Il libro
“Ritorno all’Amarina”, edito da Fausto Lupetti, è il romanzo della memoria ritrovata di una generazione di italiani. Pur partendo da quella del protagonista e della sua pittoresca famiglia, la storia narrata in riguarda in realtà un’intera generazione di italiani faticosamente passata dalla preistoria alla fantascienza. E che al termine di questa estenuante maratona sente disperatamente il bisogno di guardarsi indietro, di prendere fiato e salvaguardare la propria umanità attraverso il racconto di sé stessa e dei propri genitori, nonni, avi. Recuperando quel dialetto che è lingua del cuore. Un libro che spinge a frugare nei cassetti alla ricerca di vecchie foto di famiglia, per tornare al paradiso dell’infanzia, riconciliandosi con le proprie radici trovando lo stimolo per trasmettere storie e ricordi a figli e nipoti, ai millennials.
Perché “Cunti con le gambe siamo. Cunti viventi. Cuntati beni o mali, ma cunti”.
“Ritorno all’Amarina” – si legge nella scheda di presentazione – è un libro nel quale chiunque abbia tra i quaranta e i settant’anni (e più) può riconoscersi. Non solo quei baby boomers vissuti in un’Italia felice, ancora povera ma che si sentiva ricca sfondata.
Era, quello, il Bel Paese delle maglie di lana rammendate, dei calzoni corti e delle ginocchia sbucciate, dei cravattini e del burro di cacao, dei gettoni telefonici e della Vespa, di Tutto il calcio minuto per minuto e della Hit Parade di Lelio Luttazzi, di Carosello delle imitazioni di Alighiero Noschese, del colonnello Bernacca e degli albori di una televisione che, allora, univa, insegnava.
Una buona maestra. Come Alberto Manzi.
Un libro – dall’elegante veste grafica che si deve a Gianni Latino – scritto in un linguaggio “verghiano”, mix di quei dialetti che sono la ricchezza della lingua italiana.
Un libro, venato d’ingenuità – grazie al quale possiamo ricordare i fanciulli che eravamo e riderne. Ma anche commuoverci. E trovar pace”.

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