Il “Quartetto per la Fine dei Tempi” di Messiaen eseguito da “Unisono Ensemble”

CATANIA – E’ la sera di mercoledì 15 gennaio 1941. Cinquemila prigionieri di un campo di concentramento nazista assistono alla prima esecuzione del “Quartetto per la Fine dei Tempi”, composto da un loro compagno di prigionia – Olivier Messiaen (Avignone 1908-Clichy 1992) -, che lo esegue assieme ad altri reclusi. Gli strumenti sono malconci, ma la composizione, con il passare dei decenni, si rivelerà una delle più alte prove di musica cameristica del XX secolo.
Per la sua particolare genesi, il “Quartetto per la Fine dei Tempi” è abitualmente eseguito il 27 gennaio, Giorno della Memoria. A Catania è andato in scena al Piccolo Teatro in un allestimento che alla musica ha abbinato voci narranti e la proiezione di immagini potentemente evocative. Il titolo dello spettacolo (inserito nella stagione dell’Associazione Musicale Etnea) pertanto è stato: “Quartetto per la fine dei tempi – Suoni e immagini per il Giorno della Memoria attraverso un capolavoro del Novecento”. Sul palco gli “Unisono Ensemble” con Giulia Gangi pianoforte; Angelo Litrico clarinetto; Niccolò Musmeci violino; Salvatore Mammoliti violoncello. Video di Fabrizio Rosso. Letture di Alessandra Lombardo e Biagio Guerrera. Elaborazione testi di Emanuele Casale e Giulia Gangi.
Il “Quartetto per la Fine dei Tempi”, non può certo dirsi musica di facile ascolto e di immediato piacere estetico. Impone impegno intellettuale a chi l’ascolta e a chi l’esegue. Questa composizione nasconde un armamentario di oscuri simboli e un complesso sistema estetico, che affonda nella spiritualità cattolica e francescana, legata al mondo della natura e, in particolare, al canto degli uccelli. Proprio all’inizio del quartetto viene evocata l’allodola sacra, che annunzia l’Apocalisse, secondo le ispirate parole di San Giovanni.
La risurrezione nostra alla fine dei tempi è il tema privilegiato di tutto il quartetto che – sebbene ideato in un contesto di guerra e prigionia -, vibra di speranza e cerca di arrivare alla natura trascendentale di dio attraverso suoni che rendono indeterminato il ritmo del tempo. La dissoluzione del ritmo, che diventa via per la rivelazione cristiana, rende particolarmente complessa la partitura. Le difficoltà dello spartito del “Quartetto per la Fine dei Tempi” devono essere affrontate dagli esecutori con molto studio. Gli “Unisono Ensemble” sono riusciti nell’impresa. Con il loro concerto al Piccolo Teatro, questi musicisti si sono misurati brillantemente con una composizione che qualifica una stagione e dà un peso al cartellone, fissandosi come riferimento per il pubblico.

guestauthor Autore
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