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Memoria 10 agosto 2013

CATANIA – Il 10 Agosto del 1943, gli Alleati sbarcavano in Sicilia: uno sbarco strategico ma finalizzato a mettere fine ad una guerra. Il 10 Agosto 2013, un peschereccio si arena al largo della Playa carico di oltre centro migranti egiziani in massima parte che fuggivano da una guerra, quella scoppiata in Egitto a seguito del colpo di stato portando al potere Mohammed Morsy…
Il fondale della Playa è rassicurante, non costituisce un pericolo per chi non sa nuotare. Ed infatti, quasi tutti riescono a raggiungere camminando la costa vicina, tranne sei ragazzi che, lanciandosi in acqua, purtroppo una fossa profonda quindici metri e concludono il loro viaggio della speranza stesi sulla battigia del Lido Verde.
Ed è il proprietario del lido, Dario Monteforte a dare l’allarme e a prestare, insieme a molti ospiti, i primi soccorsi a quei poveretti.
Il 10 Agosto dell’anno successivo, il sindaco Enzo Bianco pone all’ingresso del lido una stele recante una targa commemorativa di tale disgrazia.
Oggi, la Comunità di Sant’Egidio nella persona del suo Presidente Emiliano Abramo e di Sebastian Intelisano ed il Comune di Catania, nella persona del vicesindaco Marco Consoli hanno commemorato il ricordo di quella tragica giornata.
Sebastian Intelisano, giovanissimo membro della Comunità, ha accolto gli intervenuti, in massima parte tutti giovani coinvolti in questi giorni in “TreGiorni senza Frontiere”, dichiarando:
«Oggi ci ritroviamo qui, al Lido Verde, per ricordare la tragedia del 10 Agosto 2013, tragico sbarco dove persero la vita sei giovani del nord Africa, primo sbarco che ha permesso alle coscienze di tanti di non essere indifferenti, creando una coscienza in questa città. Oggi li ricordiamo per nome: Gabazia, Bahaceidin, Armia, Maigram, Horam e un ignoto che rappresenta tutti i giovani che perdono la vita nei viaggi della speranza. Questo ricordo si svolge durante Tre giorni senza Frontiere, giorni divertenti. di gioco, e ci si potrebbe chiedere: “Come si fa a giocare mentre il Mediterraneo brucia? Ecco che corrono in aiuto due figure, due figure che fanno ridere e commuovere. I clown degli ospedali, Patch Adams: Giocare in una società malata, perché si vuole recuperare l’immagine del Papa di Chiesa ospedale da campo. E volevo ricordare “il clown di Aleppo” giovane di 26 anni che si vestiva da clown colorato per far divertire i bambini anche sotto le bombe perchè anche le bombe, con un po’ di fantasia potessero sembrare fuochi d’artificio. E’ morto durante un attentato. Ecco oggi, la memoria del 10 Agosto 2013, ci ricorda che anche dopo la più immane delle tragedie si può tornare a vivere, a giocare come bambini. Ma per vivere e giocare bisogna avere memoria. altrimenti ci si dimentica della tragedia da evitare, per cui dire “mai più”».
Emiliano Abramo esprime un pensiero colmo di speranza: «Una pietra vicino al mare per ricordare che anche se la città era in ferie, la gente ha saputo fermarsi perché era arrivato un barcone e perché erano arrivati sei ragazzi morti.
Ma oggi è ancora così? Si, anche se il clima sembra cambiare in peggio, anche se le logiche della contrapposizione sembrano voler attaccare chi accoglie e accusare chi fugge dalla guerra.
Insomma, anche quando si accusa la vittima e la si addita di essere carnefice della nostra infelicità, crisi economica e sociale. Si, perché continuiamo ad essere qui.
Il grande Lorenzo Milani, prete di Barbiana che ha orientato tanti nell’amore e nel servizio ai bambini con la sua Scuola Popolare e con il suo libro “Lettere ad una Professoressa” disse:
“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.
Forse abbiamo adesso più chiaro qual è la nostra patria e Sant’Egidio si vanta di aver camminato sempre non accanto, ma con, in mezzo ai diseredati sentendoli propria patria. Lo ribadisco non per vana gloria, ma per dire a tutti che è possibile!
Svuotare il mare dall’odio, dall’indifferenza è ciò che compete a noi donne ed uomini della terra ferma, ma soprattutto amici di Dio.
Già, c’è una simpatia di Dio nel servizio ai poveri, nell’accoglienza, nello stare insieme senza distinguo di razza, colore o chissà cos’altro. E’ la simpatia che continua a convocarci con fedeltà in questo luogo della memoria!
C’è una forza nel nostro lavoro umile e fedele nello svuotare il mare dall’odio: quello di toccare i cuori di chi ci guarda. Noi non siamo quelli che accusano, quelli della contrapposizione, noi siamo il popolo che ha faticato e fatica per l’accoglienza, che ha servito e serve i più poveri, che ha pregato e che continua a pregare. La nostra forza è quella di testimoniare una via diversa di essere giovani, giovani per la pace e di essere forse senza potere, ma sappiamo che possiamo parlare ai cuori e convertirli. Andrea Riccardi ha parlato più volte degli anawin, è il potere dei senza potere e noi siamo eredi e testimoni di tutto ciò».
Prima di procedere all’apposizione di un cuscino di fiori freschi sulla stele, Dario Monteforte, come padrone di casa, ricorda con tristezza i fatti di quella giornata, considerando che, comunque tutto cominciò proprio da questa spiaggia, che da allora le coscienze di chi ha visto, trascinato i corpi senza vita di innocenti creature hanno cominciato ad orientarsi verso la pietà e la tolleranza. Monteforte, ancora, parla di condivisione, di integrazione e di un unico cammino verso una vita normale.

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