Finito l’amore i beni personali tornano al rispettivo proprietario

MetroCT si arricchisce di una rubrica dedicata interamente al Diritto di Famiglia e problematiche connesse, riguardanti questioni sia civili che penali,curata periodicamente da studiosi della materia, che di volta in volta risponderanno anche alle Vostre domande che potete rivolgere nel più assoluto anonimato lasciando unitamente al quesito che intenderete sottoporre il Vostro indirizzo mail o il Vostro numero di telefono e sarete richiamati contattati dalla redazione.
Il tema di questa settimana è la convivenza more uxorio.

Prima di affrontare l’interessante questione giuridica e comprendere al meglio l’argomento che ci accingiamo a trattare, senza presunzione di completezza, non è certamente ozioso qualche chiarimento in ordine ad alcuni istituti giuridici che nell’odierno linguaggio comune vengono spesso usati indistintamente, ingenerando evidente confusione anche di linguaggio.
Matrimonio, unione civile e convivenza, non sono tutte facce della stessa medaglia del diritto di famiglia, né sono regolamentate dalla legislazione vigente nello Stato Italiano allo stesso modo, pertanto, come vedremo, la differenza non è soltanto terminologica, sebbene tutti e tre trovano fondamento nella Costituzione.
Infatti, mentre il matrimonio può essere contratto soltanto da persone di sesso diverso, con il termine unione civile viene indicato l’istituto valido per le coppie dello stesso sesso che negli aspetti formali non è equiparabile al vincolo nuziale e si costituisce con una dichiarazione resa davanti all’ufficiale di stato civile del comune, alla presenza di due testimoni, e l’unione viene iscritta in un apposito registro. La famiglia di fatto si contraddistingue per il carattere di stabilità che nasce come espressione della libera scelta del singolo individuo di non costituire un vincolo formale, ma di fondare il rapporto solo sul sentimento di affetto e di amore.
La convivenza cosiddetta more uxorio, o, famiglia di fatto, invece, è aperta a tutte le coppie e può essere istituita sia per le copie eterosessuali che omosessuali, non comporta alcuna formalità ,ma soltanto il riconoscimento di alcuni diritti e doveri tra i partecipanti, da qui derivano, quindi, alcune differenze giuridiche anche per quanto concerne la regolamentazione dei rapporti patrimoniali.
Infatti, mentre dal punto di vista economico il matrimonio e le unioni civili sono equiparati, il che significa che le coppie unite civilmente saranno soggette automaticamente al regime di comunione dei beni, a meno che non indichino una scelta differente e per entrambi si prevede l’obbligo di contribuire ai bisogni comuni e il diritto di successione.
Al contrario, i conviventi se vogliono regolare i loro rapporti di carattere patrimoniale, dovranno recarsi presso un notaio o un avvocato per sottoscrivere un contratto di convivenza all’interno del quale potranno disciplinare i loro rapporti economici. Il professionista avrà dieci giorni di tempo dalla stipula del documento per procedere all’iscrizione dello stesso all’anagrafe di residenza dei conviventi. In questo caso non è previsto il diritto di successione.
Nell’ambito della convivenza more uxorio locuzione latina, il cui significato è: “secondo il costume (mōre) matrimoniale (uxōrio)”,pertanto, i rapporti di natura patrimoniale tra i conviventi assolvono a doveri morali e sociali che, in quanto tali, non consentono la ripetizione di quanto spontaneamente versato. Per famiglia di fatto si intende la convivenza stabile e duratura, con o senza figli, fra una donna e un uomo, che si comportano anche esternamente come coniugi, senza essere sposati.
Di tale fenomeno sociale che, -in questo tempo di grave crisi, non solo di valori e del matrimonio, ma anche economico-finanziario, è molto diffuso e va espandendosi sempre di più -, sia la dottrina come la giurisprudenza si sono lungamente confrontate nel tentativo di trovare, in assenza di una vera e propria legislazione che tuteli organicamente la convivenza, una regolamentazione generale e specifica ma nonostante la buona volontà e gli sforzi interpretativi in tal senso impiegati non si riesce a dare un quadro normativo completo, se non facendo riferimento a dati normativi, per di più Costituzionali, diretti alla tutela del singolo componente e della prole più che al suo aspetto in generale.
Ed in tal senso il vero referente è l’articolo 2 della Costituzione Italiana, ove è affermato che l’Ordinamento riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. A cui fanno eco l’art. 30 della Costituzione che prevede l’obbligo dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio e il seguente art. 31 attraverso cui si sollecita il legislatore ad agevolare con un impegno attivo il sostegno alla famiglia, senza alcuna distinzione fra quella legittima e di fatto.
Così grazie ad una lettura costituzionalmente orientata dei principi applicabili nello specifico settore della famiglia, almeno nella giurisprudenza sono stati raggiunti dei traguardi simili a quelli raggiunti dalla famiglia legittima.
In sostanza – ricorda la Corte – Cassazione Civile Sezione Prima –sentenza- 22 gennaio 2014 1277 “i doveri morali e sociali che trovano la loro fonte nella formazione sociale costituita dalla convivenza more uxorio refluiscono, secondo un ormai consolidato orientamento , sui rapporti di natura patrimoniale, nel senso di escludere il diritto del convivente di ripetere le eventuali attribuzioni patrimoniali effettuate nel corso o in relazione alla convivenza (n.d.r.art. 34 codice civile)(Cass. 15 gennaio 1969, n. 60; Cass., 20 gennaio 1989, n. 285; Cass. 13 marzo 2003, n. 3713; Cass., 15 maggio 2009, n. 11330)”.
Nonostante ciò,a livello di legislazione ordinaria e speciale pur se di recente, sono stati attribuiti degli effetti giuridici alla convivenza more uxorio, gli stessi restano limitati ad alcuni ambiti circoscritti.
Di conseguenza convivere, specie senza essere provvisti di un contratto di convivenza che disciplina quanto meno i rapporti economici e patrimoniali tra i conviventi, significa anche accettare una situazione di fatto che non garantisce alcuna tutela in caso di cessazione del rapporto o nell’ipotesi di una prematura scomparsa di uno dei partner, o ancora, e più semplicemente, nel caso in cui sia necessario distinguere chiaramente i ruoli e l’apporto di ciascun convivente alla vita comune.
Da quanto sopra esposto, ne discende come logico corollario che finito l’amore e la convivenza more uxorio gli oggetti restano nella disponibilità di chi ne è l’effettivo proprietario.
Così ha chiarito e stabilito con la recentissima decisione n. 4685 del 23 febbraio 2017 la seconda sezione civile della Corte di Cassazione che ha confermato la sentenza di condanna resa dai Giudici di merito di una donna, al termine di una lunga convivenza more uxorio, con prole, alla restituzione degli arredi ed oggetti personali dell’ex compagno, che erano rimasti nella casa familiare dopo che quest’ultimo se ne era allontanato. Per completezza di informazione, oltre alla restituzione dei beni la donna è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali in favore dell’ex compagno.
Dr.ssa Alessandra Bagiante
Avv. Antonino Granata

Coloro che volessero porre domande o chiarimenti ai due autori potranno farlo attarverso l’email del giornale: redazione@metroct.it.

 

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