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Il CSFNSM fiore all’occhiello della Scienza catanese non può finire

CATANIA – Si parla spesso di difesa del territorio ma forse non lo si tutela davvero se non si punta sulla sua materia prima più preziosa, i giovani ovvero il futuro, l’anello essenziale che permette la continuità biologica, sociale e culturale di ogni luogo.
La nota espressione “fuga dei cervelli”, riferita a tutti gli studenti o ai neolaureati che vanno a studiare fuori dalla Sicilia andrebbe approfondita: ci si convince che le altre università siano migliori o quantomeno che offrano sbocchi concreti. Probabilmente è così ma si tratta spesso di scelte coatte che implicano spese per le famiglie e, quel che è peggio, la perdita di risorse preziose per il territorio.
E quando poi salta all’occhio che numerosi uomini che si distinguono nel mondo dell’eccellenza sono siciliani si prova un sentimento d’orgoglio misto ad amarezza. Molti di loro sono andati altrove a realizzare il proprio ingegno e i propri sogni.
Eppure esistono importanti realtà locali che si sono sempre battute per lo studio e la ricerca e che tuttavia rischiano di finire strozzate da un sistema che elimina ogni possibilità di sopravvivenza. Si prenda il caso del Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia, una fondazione scientifica che in circa sessant’anni di vita ha molto contribuito alla formazione dei giovani laureati siciliani incentivandoli con borse di studio e promuovendo al contempo avanzate infrastrutture di ricerca. Un fiore all’occhiello della ricerca catanese che oggi rischia di estinguersi per mancanza di fondi.
“La vocazione del CSFNSM – ci racconta Alessia Tricomi, docente ordinario di Fisica Sperimentale, direttrice del Centro -, è sempre stata quella di alimentare la ricerca scientifica anche in collaborazione con altri enti locali con una ricaduta immediata sul territorio. Negli ultimi anni abbiamo assistito al progressivo azzeramento di tutti quei contributi che alimentavano le nostre attività di punta. Oggi siamo sostenuti solo dall’Università ma solo da un punto di vista amministrativo; non abbiamo più borsisti, e questo svuota di senso la nascita stessa di questo centro che tanto ha operato nell’ambito della ricerca portando Catania a livello internazionale. Se si pensa che il novanta per cento di docenti che lavorano oggi a Catania nell’ambito della Fisica sono stati tutti borsisti del Centro Siciliano di Fisica ci si può rendere conto di quanto una realtà piccola ma solida ed efficiente abbia contribuito a trattenere giovani promettenti che hanno continuato a dare apporto alla loro terra. Io stessa lo sono stata borsista nel lontano ottantanove. Se non avessi avuto quella borsa di studio me ne sarei andata subito. Credo sia fondamentale in un momento storico come questo soffermarci davvero sul valore delle risorse umane. Quando una città si spopola progressivamente di menti valide non ci si può poi chiedere perché diventi così povera a livello culturale”.
Certo la cultura scientifica appare come qualcosa di inaccessibile per pochi addetti ai lavori.
“La cultura va costruita in tutta la sua interezza, dal punto di vista scientifico, umanistico, civico, investendo sulle risorse umane e dando l’opportunità ai giovani di scegliere se restare o andare via.
Negli ultimi anni ci siamo occupati anche di divulgazione scientifica, abbiamo organizzato varie mostre ed eventi che hanno incontrato sempre un pubblico curioso e interessato. Nel 2015, la mostra PHosforeScienza in una sola settimana ha avuto oltre tremila visitatori ed è stata inserita nel calendario ufficiale degli eventi patrocinati dall’UNESCO per celebrare l’International Year of Light. Anche la recente mostra al Rettorato di Catania, “Cern sotto il Vulcano” in concomitanza con la “Notte Europea dei Ricercatori” ha avuto un certo richiamo. Nel 2017 abbiamo organizzato “Pint of Science”, tre giorni di Scienza in cui nove ricercatori catanesi hanno spiegato al grande pubblico in modo informale l’affascinante mondo dei vulcani, delle onde gravitazionali. Sono stati affrontati in maniera semplice anche argomenti apparentemente inaccessibili ma che si aprono al futuro e alla scoperta. Tutto questo, con poco, in un paio di pub del centro storico, davanti a qualche boccale di birra.
E poi, sarebbe anche giusto importare ed esportare, alimentare gli scambi, noi stiamo facendo solo esportazione di giovani promesse, ed è un vero peccato. Il Centro, fino a quando ha potuto ha erogato tantissime borse studio, anche piccole, aiuti che in momenti di transizione importanti nelle singole carriere sono riusciti a trattenere giovani neolaureati. Basterebbero cifre che non credo possano essere determinanti in un bilancio regionale o cittadino. Attualmente non abbiamo fondi neppure per partecipare ai bandi perché ci viene giustamente richiesto un cofinanziamento che non possiamo sostenere. Chiediamo attenzione, contributi che possano portarci nelle scuole, soprattutto in quelle che si trovano nelle zone più difficili della città, chiediamo solo di continuare a dare la possibilità alle nostre menti scientifiche più valide di realizzarsi nella propria terra e per la propria terra”.
Nient’altro da aggiungere.

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