Ciak a piazza Duomo. Si gira: Catania Città barocca

Proprio nel mese di agosto di 62 anni fa, nel 1955, si finiva di girare a Catania il cortometraggio a colori dal titolo “Catania Città Barocca”; soggetto e sceneggiatura di Giuseppe Beretta e Ugo Saitta, direttore della produzione Rita Consoli, operatore Giuseppe Consoli, adattamento musicale di Virgilio Chiti, testo del commento di Giuseppe Beretta ( in basso nella foto mentre sta esaminando, con Ugo Saitta, e nella foto successiva con Rita Consoli, moglie di Ugo Saitta, alcune scene di Catania Città Barocca, opera del pennello di Sebastiano Miluzzo).

Nel contesto di quella attività volta a valorizzare in campo nazionale ed estero le peculiarità e le bellezze architettoniche della città di Catana, si sviluppò, parallela, una viva polemica che ebbe come innesco iniziale la manifestata volontà amministrativa della giunta comunale di realizzare alcuni interventi di “ Modernizzazione” urbanistica in via Crociferi a Catania; fortemente contestati da Ugo Saitta e Giuseppe Beretta che presero una chiara e decisa posizione, scrivendo al giornale “ La Sicilia”, per salvaguardare l’integrità storico-architettonica di via Crociferi: presa di posizione che, fortunatamente, contribuì a bloccare il progetto.

Tra le tante opere, frutto della collaborazioni tra Ugo Saitta e Giuseppe Beretta, quella che ebbe maggiore visibilità, non solo per la polemica che ebbe posto sulla stampa ma anche perché venne successivamente trasmesso dalla RAI, fu il documentario con commento sonoro, girato nel 1955, intitolato “ Catania Barocca” e trasmesso dalla RAI nel 1961.

Il 6 maggio 1961 così scriveva “ La Sicilia”: “ Suggestivo il documentario di Ugo Saitta alla TV – Catania Città Barocca – Un ottimo “ Parlato” di Giuseppe Beretta ed eccellenti musiche del maestro Virgilio Chiti hanno commentato le riuscite sequenze.” (1)Così scriveva il “ Corriere di Sicilia” di Mercoledì 10 maggio 1961 nell’articolo intitolato “ Messo in onda dalla Televisione – Ugo Saitta ne “ La Città Barocca”: “ Quanto diciamo viene anche comprovato dal fatto che il Saitta abbia fatto ruotare nelle sue troupe, quasi sempre gli stessi collaboratori. […] Intendiamo riferirci a Rita Consoli che ha firmato tutta la produzione di Ugo Saitta in qualità di Direttrice di Produzione, al Prof. Giampiero Pucci, al Prof. Giuseppe Beretta diretto collaboratore da diversi anni quale coautore per i soggetti e le sceneggiature ( e per Città Barocca anche dell’ottimo commento parlato) e del M. Chiti, commentatore musicale.”(2) Per la preparazione dei contesti scenografici Ugo Saitta si è avvalso dell’opera di Sebastiano Milluzzo, docente anche lui al Magistrale G. Lombardo Radice di Catania che, come riporta il Corriere di Sicilia ebbe: “ … anche lui una parte importante nella fatica di Ugo Saitta. Sue infatti sono le persuasive pennellate pittoriche”. (3)

Il cortometraggio inizia con una inquadratura che ritrae un lampione di piazza Duomo che si spegne mentre si accendono le prime luci dell’alba e prosegue con l’avvio di una carrozza dell’epoca, trainata da una cavallo che parte da piazza Duomo, vicino la fontana dell’Elefante e si avvia verso via Vittorio Emanuele in direzione est.

A piazza Duomo e nelle sue immediate vicinanze saranno girate molte delle scene del cortometraggio e la troupe “ girò” con grande partecipazione di pubblico, come si vede nelle sottostanti foto che vedono Giuseppe Beretta anche alle prese con a macchina da ripresa.

Il Testo del commento parlato, che accompagna le immagini trasmesse con una sincronicità perfetta che rende piacevolissima la visione del cortometraggio, è di Giuseppe Beretta e di seguito lo riportiamo, avvertendo il lettore che la sola lettura del testo, scollegato dalla visione delle immagini, non rende a volte chiaro e visibile l’obiettivo del commento parlato; tenteremo di limitare questa mancanza indicando i contesti in cui si innesta il parlato.

IL COMMENTO PARLATO DI GIUSEPPE BERETTA [ sotto ritratto in una foto degli anni ’60 ]

[ la scena si svolge a piazza Duomo ]

Sette volte l’Etna e i terremoti hanno distrutto Catania: sette volte Catania è risorta e si è rinnovata, quasi con la stessa costanza del suo sole.

Dopo il terremoto del 1693 la città fu interamente ricostruita; la fantasia settecentesca doveva darle la sua forma definitiva ed armoniosa di città barocca.

Forse perché il barocco non può fare a meno del sole … e qui, ad ogni nuovo giorno, esso rivive la sua vicenda di luce.

[ la scena si avvia su piazza Stesicoro ]

E, tuttavia, Catania è città moderna, ne il suo stile li contrasta.

[ la scena si avvia prima davanti e poi dentro il collegio Cutelli ]

Pago dei suoi ritmi di pietra bianca e di lava, il barocco assume, qui, una sua eleganza pacata e funzionale che accoglie e distende i dinamismo cittadino che può creare ambienti di pace raffinata e remota.

Giovan Battista Vaccarini fu il principale artefice di queste aeree scenografie.

Per i figli dei nobili del tempo egli ricamò il collegio Cutelli …

[ la scena si svolge dentro la corte della sede centrale dell’universita di Catania ]

e suo è il disegno della corte dell’università.

[ la scena si svolge all’esterno e nel cortile di palazzo Biscari ]

Ancora è pace nelle ville signorili; il sole sarà alto quando la damina con neo, parrucca ed occhialetto, scenderà incontro al cavalier servente. Forse ora riceve la sua lezione di danza, compra crine e crinoline ed occupatissima nel cercar nel vestir l’ultimo taglio, che son di Francia i guanti ed i merletti, la mantiglia, la cuffia ed il ventaglio. Però questa non ha crinolina.

[ la scena si avvia riprendendo l’esterno del lato sud di palazzo Biscari ]

La dinastia degli Amato creò un nuovo e diffuso gusto della pietra bianca intagliata. Di Antonio è il prospetto di palazzo Biscari.

[ la scena si avvia inquadrando il prospetto est del mnastero di San Nicolò ]

Andrea è il principale autore del monastero benedettino di San Nicolò, monumentale complesso architettonico che fu uno dei più vasti e più opulenti del mondo.

Nel barocco, come nella forma più congeniale, finirono per confluire le esperienze architettoniche siciliane.

Quello degli Amato è uno stile denso e corposo, fuso nella sua struttura maestosa, malgrado la dovizia di motivi decorativi, di reminiscenze classiche e perfino arabe.

[ la scena si avvia con l’inquadratura del frontale della chiesa della Collegiata ]

L’architettura religiosa  riassume il senso del barocco catanese; la Collegiata di Stefano Ittar inscrive in via Etnea la vaporosità dei suoi accordi.

[ la scena si avvia con l’inquadratura della Badia di S. Agata ]

Sant’Agata del Vaccarini raccoglie, nella delicatezza di una curva, l’armonia dei suoi ricami.

[ la scena si avvia con l’inquadratura dell’arco di via Crociferi ]

L’arco di Alonzo Di Benedetto sembra chiudere via Crociferi nell’immobilità del tempo; chiese e conventi fiancheggiano compatti la strada miracolosamente intatta nel suo disegno architettonico; qui ogni sperpero fantastico cede alla religiosità pacata, all’eleganza estenuata della preghiera. Il barocco assume una sua più interiore solidità, raccoglie e conclude il suo splendore in uno slancio religioso anelante e assorto. Gelosamente schiva da ogni contaminazione, via Crociferi è il cuore segreto di Catania … città barocca.

  1. La Sicilia del 6 maggio 1961, in Alessandro De Filippo, Ugo Saitta, un album di ricordi; analisi di una stagione cinematografica, Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale. Catania 2012. Doc. n. 144 fronte. P. 370.
  2. Corriere di Sicilia del 10 maggio 1961, in Alessandro De Filippo, cit. doc. 143 fronte, p. 369.
  3. Corriere di Sicilia del 28 giugno 1955, articolo: Documentari di U. Saitta.

Si ringrazia la famiglia del professore Giuseppe Beretta che ha gentilmente fornito le foto

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