A Catania la mostra “Totò Genio”

CATANIA – Secondo un sondaggio di una decina di anni fa Totò è il comico italiano più conosciuto e amato. A lui è dedicata la mostra itinerante “Totò Genio” in corso a Catania, nella Galleria di arte moderna (ex convento di Santa Chiara, via Castello Ursino 26) sino al Primo maggio, da lunedì a sabato (dalle ore 9 alle 19) e con ingresso gratuito.
La mostra ricostruisce in maniera imponente la figura di un attore di enorme rilevanza. Il percorso espositivo è costituito in gran parte dagli oggetti venuti fuori dai bauli del celebre artista; ecco, dunque, sfilare sotto gli occhi dei visitatori le testimonianze di una lunga e multiforme carriera, che può essere compendiata in poche cifre: 97 film, 50 titoli teatrali, 9 telefilm, un numero imprecisato di sketch e di partecipazioni a show televisivi.
In quasi 50 anni di attività Totò ha toccato tutti i generi, ha scritto canzoni e poesie, ha recitato nei caroselli pubblicitari, si è misurato con grandi registi e con attori, italiani e stranieri, di fama internazionale. Sempre, però, è rimasto indissolubilmente legato a Napoli, sua città di nascita e metropoli costantemente sospesa tra ambizioni tradite e il “tira a campà”. Esattamente come i personaggi da lui interpretati.
Totò appartiene a Napoli e la città lo ama e lo ha amato alla follia. Basti considerare gli imponenti funerali che gli furono tributati: era l’aprile del 1967 e la città sospese ogni attività, il traffico fu bloccato, le saracinesche dei negozi abbassate in segno di lutto, 250 mila persone in chiesa accalcate con scene di panico e svenimenti. L’orazione funebre, consegnata alle parole di Nino Taranto, fu così toccante che ancora adesso emoziona a rileggerla. Ma in fondo, per i suoi estimatori, Totò non è mai morto. La sua inconfondibile fisionomia si intravede tuttora passeggiando nei vicoli, in vecchie foto, esposte in pizzerie e bar, che lo immortalano con gli immancabili frac e bombetta.
A cinquanta anni dalla sua scomparsa, la mostra itinerante giunta a Catania soddisfa soprattutto chi ha superato gli “anta” ed è cresciuto a pane e Totò. L’esposizione offre suggestioni. Riaffiorano i legami che ognuno di noi ha con il proprio lontano passato. Guardando le vetrine della mostra, riascoltando le vecchie canzoni, rivedendo spezzoni di film e di passaggi televisivi, rileggendo le cronache giornalistiche, ritrovando le copertine dei dischi, riconoscendo le locandine delle produzioni cinematografiche e teatrali, il tragitto di ricordi personali diventa memoria collettiva.
Il soggetto è sempre lui – l’unico e indefinibile Totò -, tanto noto quanto criticato dai detrattori (soprattutto in vita, ma anche dopo); tanto nobile quanto plebeo (ostentò pretese ascendenze aristocratiche); tanto comico quanto tragico (il suo viso era una maschera, per la particolare conformazione causata da un pugno preso). La sua biografia è nota nell’essenziale: figlio di ragazza madre, fu registrato all’anagrafe nel 1898 con il nome di Antonio Clemente; riconosciuto oltre venti anni dopo dal marchese De Curtis come figlio legittimo; adottato infine dal marchese Gagliardi che gli lasciò in eredità una lunga serie di titoli nobiliari; amò e fu amato da donne bellissime; morì di infarto, dopo una lunga agonia, a Roma il 15 aprile 1967.
Il pianeta Totò – ricostruito dalla mostra “Totò Genio” – fu frequentato da tanti personaggi del mondo dello spettacolo. L’attore lavorò con grandi nomi, sebbene i suoi film non fossero sempre all’altezza della sua bravura. Segni tangibili di amicizia e di stima gli tributarono di due De Filippo, l’attore Aldo Fabrizi, i registi Pasolini e Fellini. Una sezione della mostra è dedicata al rapporto di Totò con la Tv: è così possibile rivedere il memorabile il duetto con Mina nello “Studio Uno” del 1966. Esposti anche gli spartiti delle sue molte canzoni, che vanno dalla A di “Abbraciato ccu te” alla Zeta di “Zuoccole tammorre e femmine” (canto di nostalgia verso Napoli), compresa ovviamente “Malafemmena”, il suo pezzo più famoso, del 1951. Tra le sue tante poesie spicca la più nota – “A’ livella” – scritta in italiano e napoletano nel 1964, quando ormai sentiva approssimarsi la fine.
Alcuni abiti di scena di Totò sono stati esposti. Tra questi, la divisa di colonnello dell’esercito italiano indossata nel film drammatico “Il comandante”, del 1964 (che si rivelò un insuccesso); l’abito da esistenzialista usato in “Totò a colori”, film del 1952 in cui interpretò anche altri personaggi, in una antologia dei più noti sketch (come “Il vagone letto” ispirato – pare – da un vero incontro, avvenuto in un wagon-lit, tra Totò e Giulio Andreotti). Particolare significato riveste il costume di scena di Otello, usato per la rivista “A prescindere” andata in scena nella stagione 1956/57: ma la tournee fu interrotta bruscamente a Palermo per la improvvisa malattia di Totò (saltano le recite previste a Caltanisetta, Catania e Messina) che, con questo spettacolo, dava il suo definitivo addio alle tavole del palcoscenico.
“Totò Genio” è una mostra voluta dall’Associazione Antonio De Curtis e dal Comune di Napoli. Con la coproduzione dell’Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Teche e SIAE. Organizzazione di Alessandro Nicosia con Vincenzo Mollica. Produzione C.O.R. Creare Organizzare Realizzare. Promossa dal Comune di Catania.

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