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Il canto del Cyrano e la Luna

CATANIA – Applausi a scena aperta sin dalle prime scene e, sul finale, le lacrime tradiscono l’emozione del pubblico. Questo è quello che è successo venerdì sera, 28 luglio, presso il teatro “Arene Granai” dello spazio culturale “Dendron” di Valverde, in occasione dello spettacolo Cyrano e la Luna di Roberto Disma, adattamento del Cyrano de Bergerac di Rostand, rappresentato dai giovani attori di “Teatro alla Lettera”, prima compagnia teatrale universitaria della Sicilia e del Meridione d’Italia.
Nel 1897, esattamente centoventi anni fa, la figura di Cyrano calcò il palcoscenico per la prima volta. Da allora, innumerevoli le interpretazioni dei migliori attori di ogni momento, dal nostrano Gigi Proietti a Gerard Depardieu. Il giovane ma già promettente attore Roberto Disma, autore dell’adattamento nonché fondatore e direttore della compagnia, ha offerto un’interpretazione magistrale dell’irruento guascone dal naso impronunciabile, alternando duelli contro il conte De Guiche (Giosué Maita) e versi intrisi d’amore per “l’orgogliosa libertà d’amare” proclamata alla bellissima e capricciosa Rossana (Ginevra Alibrio). Indimenticabile la famigerata scena del balcone, dove il bel Cristiano (Paolo Criscione) sale a cogliere il bacio della gloria, dopo che Cyrano l’aveva educato al “corteggiamento cortese”. Durante la pausa, (il Dendron è un teatro circolare non ha quintenè sipario come per glia ttori della commedia dell’Arte) Cyrano passando in mezzo al pubblico cattura l’attenzione pur restando nell’ombra, interpretando un’anima in pena, forse tutte le anime in pena del pubblico assiso, quasi rapito. Ma è nel finale surreale che Cyrano e la Luna (Valentina Sinagra), si realizza il sogno segreto del poeta: assurgere ad astro splendente per poter “Amare per sempre, l’Amore”.
Le fotografie di Martina Marotta e l’arrangiamento musicale di Valerio Valino, ideatore dello spazio culturale “Dendron”, l’atmosfera “lunare” del luogo, le luci soffuse, l’odore del fieno e il frinire dei grilli hanno esaltato la funzione catartica e atavica del vero “teatro” che non deve e non può maturarsi in uno spazio e una dimensione di una semplice rappresentazione. Cyrano è un’opera vibratile percepita profondamente solo da chi sa cosa significa la Luna nelle nostre vite, future passate e attuali. Dovrebbe essere studiato a scuola per alimentare la parte femminile romantica, nel senso giusto del termine, cioè la gentilezza, l’empatia e l’amore per la Natura. Auspichiamo un percorso di laboratori di poesia, ispirazione e passione, che forse potrebbero salvarci dalla crudezza e l’insensatezza di questa ultima generazione di amanti superficiali, in luogo di Amanti leggiadri e amanti virtuali in luogo di Amanti reali.

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