Buon avvio per il Catania Musica Antiqua Festival Il prossimo concerto sabato 24 novembre con il Barocco d’Oltremanica

Tanti eseguono musica barocca, ma pochissimi usano strumenti d’epoca o copie fedeli. Di conseguenza, il pubblico in concerto ascolta sonorità non autentiche. Un gruppo orchestrale siciliano, di recente formazione, fa invece rivivere la musica antica con esecuzioni “storicamente informate”, cioè con strumenti e prassi esecutive capaci di replicare antichi timbri musicali.
Tale orchestra si chiama SìBarÓ . Creata a iniziativa del clarinettista Angelo Litrico, che la dirige, si compone di musicisti desiderosi di far conoscere soprattutto le musiche vocali e strumentali risalenti ai decenni grosso modo compressi tra il 1600 e il 1750. A quella stagione appartengono composizioni che esprimono una energica gioia di vivere, convertita in pagine musicali opulente e sontuose anche quando ad eseguirle sono piccoli gruppi.
L’Orchestra SìBarÓ ha dato vita al Catania Musica Antiqua Festival, con tre concerti che si concluderanno entro dicembre. Il primo di questa minirassegna si è tenuto in via Crociferi, nella chiesa di San Camillo dei Mercedari, un edificio barocco che per acustica e per architettura si è rivelato congeniale.
Il repertorio proposto era centrato sulle sonorità brillanti di sommi compositori: Antonio Vivaldi (1678-1741) e Georg Philipp Telemann (1681-1767). Due solisti, che sono delle celebrità nel loro settore – cioè Giorgio Mandolesi al fagotto e Piero Cartosio al flauto dolce – hanno catturato scena e applausi. Enrico Luca e Anna Spoto, al flauto traversiere, sono stati gli altri due solisti che hanno imbastito con la SìBarÓ (acronimo di Sicilian Baroque Orchestra) il “Concerto per fiati nel primo Settecento”.
Di Vivaldi sono stati eseguiti il concerto per archi e cembalo Rv 121; il concerto per fagotto “La Notte” Rv 501 (qui il Prete rosso descrive in musica inquietudini e misteri che accompagnano quel fenomeno naturale); il concerto per fagotto, archi e cembalo Rv 484. Dopo la tradizione musicale della Laguna veneta, l’orchestra ha affrontato un altro esempio di estetica settecentesca, proponendo musiche di Telemann, un compositore comunque fortemente influenzato dalle sonorità del veneziano Corelli. Sono stati eseguiti il concerto per due flauti traversi, fagotto, archi e basso TWV 52: e2; il concerto per flauto dolce, flauto traverso archi e basso TWV 52: e11; il concerto per flauto dolce, fagotto, archi e basso TWV 52: f1. L’ultimo movimento di quest’ultimo, il trascinante Allegro, è stato concesso come bis.
Per l’esecuzione sono stati utilizzati strumenti (soprattutto i fiati), materiali (le corde in budello) e i diapason adatti alla cronologia delle composizioni. Ovviamente nei prossimi concerti ne saranno usati differenti, sempre in funzione al repertorio. Questa attenzione esecutiva è necessaria per affrontare complessivamente le cosiddetta “musica antica”, che abbraccia la produzione colta del medioevo, rinascimento, barocco, stile classico fino addirittura a toccare, in casi estremi, il primo ‘900.
Meritevoli di menzione i componenti dell’Orchestra che – sotto l’egida dell’Associazione Collegium Musicum Catania – promuovono la diffusione di un repertorio fedele alla versione esecutiva originale, per la quale sono richieste anni di studio e competenze superano i basilari corsi di studio in Conservatorio: Carla Marotta. Teresa Lombardo, Fiore Weidmann e Francesco Toro, al violino; Salvatore Randazzo, alla viola; Sun ah Choi e Jascha Parisi al violoncello; Christin Vaccaro, contrabbasso; e Rosaria Politi al cembalo. Nonostante i nomi esotici di molti di loro, gli orchestrali sono pressoché tutti residenti nella Sicilia orientale ed è ammirevole il loro impegno, di cui tangibile prova hanno dato in concerto.
Ma un musicista, oltre alle capacità interpretative, deve anche saper comunicare con il suo pubblico creando un feeling che è fatto anche di gestualità. In questo si sono rivelati imbattibili il fagottista Giorgio Mandolesi (che imbracciava il suo strumento come un chitarrista rock) e il flautista Piero Cartosio. Nel loro faccia a faccia hanno rivelato due personalità contrapposte, gagliardamente estroverso e in camicia rosa il primo, efficacemente taciturno e spirituale il secondo: anche questo è spettacolo.
Durante il concerto il fagottista ha rivelato che stava tenendo a “battesimo” il suo nuovo strumento, appena consegnatogli dal liutaio Olivier Cottet, uno straordinario artista che, tramite Angelo Litrico, ha trovato a Catania la sua porta per vivere in Sicilia. Abbandonata momentaneamente la sua Parigi – dove ha un celebre atelier specializzato nella realizzazione di oboi e fagotti che imitano i modelli antichi – Cottet ha aperto una sua liuteria anche a Catania e ha preteso che in questa città fosse eseguito il primo concerto con il nuovo strumento. La prova è andata benissimo e Mandolesi era visibilmente soddisfatto. Cottet, da parte sua, è in cerca di giovani talenti, apprendisti capaci di avere intelligenza anche nelle mani: la Sicilia è una terra su cui scommettere e dove si può valorizzare la capacità di saper fare.
Con tali nuove energie è auspicabile che anche Catania diventi un affermato centro di studi ed esecuzioni per la musica antica, come lo è attualmente Palermo, città che ha un ottimo dipartimento di musica antica (dove insegna Cartosio) forse il più importante d’Italia.
Il concerto della SìBarÓ che si è tenuto nella chiesa di via Crociferi è inserito, lo ripetiamo, nell’ambito del Catania Musica Antiqua Festival 2018. Il prossimo appuntamento è per sabato 24 novembre, nella Chiesa Valdese di via Naumachia 18, alle ore 20.30 con il “Barocco d’Oltremanica”.

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